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30 anni in un puff

Avete mai visto il film “30 anni in un secondo”?
Parla di una ragazzina, senza tette ma in compenso con tanti brufoli, che il giorno del suo tredicesimo compleanno si incazza come una bestia e si chiude nello stanzino a piangere e a pregare di diventare grande. Poi grazie ad una polverina magica che le va a finire dritta sulla testa, si sveglia trentenne in una casa da urlo, di quelle enormi col parquet, accanto a un bel pezzo di fidanzato, con un lavoro in un ufficio al milionesimo piano di un grattacielo di Manhattan e naturalmente un fisico da far invidia ad una fotomodella.
Adesso, senza nulla togliere a registi e sceneggiatori che per mesi hanno duramente lavorato alla realizzazione di questo capolavoro della cinematografia internazionale, ma una domanda mi sorge acida e spontanea come il rigurgito di un poppante: quanto si sono divertiti a far cadere in depressione permanente le trentenni di mezzo mondo?
D’accordo, mi rendo conto di non essere stata molto carina. Riformulo la domanda: quante imprecazioni e riti vudù si saranno beccati dalle trentenni di mezzo mondo?
Prima ti fanno crescere con la convinzione che la tua vita triste e grigia possa cambiare da un momento all’altro con un bel puff! Poi ti convincono che non serve della polverina magica per ribaltare il tuo mondo (no, aspettate, in realtà una polverina che manda tutto sottosopra ci sarebbe, ma non è questo il caso…) e poi scopri che quando compri il dvd, dentro non ci trovi il foglietto illustrativo con le controindicazioni e cosa fare in caso di sovradosaggio!
Be’, tante grazie! Ve lo dico io cosa rischiate a vedere questo film ancora, ancora e ancora prima dei trent’anni! Succede che ogni mattina ti svegli sperando di trovarti in un corpo un po’ più vecchio ma molto più sodo di come è adesso, sogni di aprire la tua agendina e accorgerti che è piena di impegni di lavoro, speri di sbirciare cosa c’è dietro una porta e scoprire che è l’ingresso di una meravigliosa cabina-armadio, speri di aprire il portafogli e trovarci contanti, spicci e due carte di credito, la tessera per la spa e la fotografia di una rockstar con su la dedica scritta a mano “Ti amo piccola, non vedo l’ora di vederti”.
Poi una bella mattina ti svegli, guardi la macchia di umidità sul soffitto sopra la tua testa e hai 30 anni, per davvero, senza magie e salti temporali. «Puff! Tanti auguri!» ti dici guardandoti allo specchio e scoprendo che non ti sei rassodata durante la notte, che il tuo armadio non si è dilatato, che nell’agendina non ci sono impegni di lavoro ma solo cuoricini disegnati a matita e l’unica foto che hai nel portafogli è quella che ti hanno scattato accanto alla tua amica un po’ sbronza durante una festa in maschera, dove tra l’altro eri vestita da fragola.

Quindi mi viene da dire solo GRAZIE registi e produttori, sceneggiatori e addetti alle luci. Grazie per aver contribuito ad infrangere i sogni di una ex-ventenne col pallino per le favole, grazie per aver messo quel cavolo di The End. Ma io non demordo, continuerò sempre a crederci, anche dopo la fine dei titoli di coda!

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