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LA FORMA DELL’ACQUA di G. Del Toro e D. Kraus

Solo dopo averlo concluso ho capito che questo libro era qualcosa di mai visto prima. Non avendo visto il film, pensavo in una romantica storia d’amore, del genere da La Bella e la Bestia, o umani, licantropi e vampiri. Credevo che avrei divorato “La forma dell’acqua” come fa il mio cane quando per caso mi cade un pezzetto di prosciutto sul pavimento: neppure il tempo di toccare terra che l’ha già digerito. Invece devo riconoscere che non è stato subito amore a prima vista, ma è stato più un amore nato lentamente, con calma, eppure non meno passionale di un travolgente uragano.

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Baltimora, primi anni ’60, al Centro di Ricerca Aerospaziale di Occam viene portata una risorsa da studiare, un uomo anfibio (unico della sua specie) catturato in Amazzonia, dove gli uomini lo chiamano Deus Brânquia.
All’Occam è tenuto in una vasca con acqua salata e gli scienziati lo osservano come si osserva una specie aliena venuta da chissà quale pianeta sconosciuto. Il loro obiettivo è studiare la sua anatomia e fisiologia per poter sfruttare le scoperte a vantaggio della specie umana.
Ma all’insaputa di tutti, Elisa Esposito – una giovane inserviente del turno di notte – ne entra in contatto e ne rimane affascinata oltre ogni immaginazione. Elisa non è una donna come le altre, lei è muta, si esprime solo a gesti ed in un certo senso anche lei è sempre stata guardata come un qualcosa di anormale, piuttosto che come un essere pensante capace di emozionarsi.
Nasce così un legame tra i due che va oltre le differenze, che va oltre le parole e che sa proprio di amore.

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La trama si regge principalmente su due personaggi tanto differenti quanto affascinanti. Il primo è Elisa, l’inserviente muta che vive in un minuscolo appartamento proprio sopra la sala di un cinema. Cresciuta in un orfanotrofio, Elisa è l’unica donna delle pulizie di tutta Baltimora, e probabilmente di tutto il mondo, che svolge il suo lavoro in scarpe col tacco. Non ha amici, eccetto Giles – un pittore sessantenne, omosessuale e gattaro – e Zelda, collega del turno di notte con un marito buono a nulla.
Il secondo è Strickland, il cattivo che non si può non odiare sin dalle prime pagine.
Strickland è un militare che vorrebbe tornare ad una vita normale, da sua moglie e dai suoi figli. Vorrebbe dimenticare gli orrori della guerra in Corea, dove ha compiuto azioni che nessuno riuscirebbe a portare a lungo sulla propria coscienza. Così decide di accettare la sua ultima missione, conclusa la quale potrà finalmente essere libero.
Ma detta così, potrebbe fare anche un po’ pena, se non fosse per il fatto che in ogni parola che lo descrive, si vede sprigionarsi tutta la follia di un uomo che ha passato diciassette mesi in una giungla sperduta dell’Amazzonia, a lottare a colpi di machete contro la morte e contro le urla assordanti delle scimmie.
Ma il vero protagonista è lui, l’uomo anfibio, il Deus Brânquia, la Risorsa. Lui, splendido nelle sue squame cangianti, lui, capace di distruggere una vita con un colpo di artiglio, eppure che si lascia catturare e mettere in catene, che viene portato in America e tenuto sotto chiave in un mare artificiale.
Ma sono davvero acqua, pastiglie di sale e una dieta a base di proteine che lo tengono in vita? Oppure è una donna che non emette suoni, che gli porta uova sode e che danza per lui?
Sembra impossibile, eppure è così, è proprio lei che lo ha salvato. È il mix di deodoranti profumati che ha messo nel bagno per farlo sentire a casa, che lo tiene in vita. È l’amore. Quello che le ha fatto rischiare tutto per salvarlo da una morte decisa a tavolino, quello che ha unito le loro due anime prima ancora dei loro corpi.
I loro incontri sono musica e luci. Musica, luci e malinconia. Il sapere di doversi dire addio ferma il tempo e lo rende eterno e doloroso e bellissimo.

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Libertà. 
Di questo parla “La forma dell’acqua”. Che poi lo sanno tutti che l’acqua non ha forma, no? Che l’acqua assume la forma del recipiente che la contiene, giusto? È quello che ci hanno insegnato.
Eppure, se ci pensiamo bene, l’acqua senza il contenitore è tutto, è potenza, è furia, è calma, è madre della vita, è distruzione. È libertà.
Non posso non consigliare di leggere questo libro che vi farà scoprire le tante sfaccettature della follia umana, del silenzio, dell’amicizia, della vita, ma soprattutto dell’amore.

Buona lettura a tutti…

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