preloder

Ne vale la pena ?

Non ci voleva molto a capirlo, sarebbe bastato un po’ d’impegno o semplicemente fermarsi a pensarci su. È stata come un’illuminazione. Non di quelle bellissime tipo bagliore-da-colpodifulmine che dopo ti cambiano la vita. Piuttosto la paragonerei alla luce intensa che vedi dopo una forte botta alla testa. Funziona così: una mattina ti svegli, sbatti la testa contro l’anta del mobile ed ecco le luminose stelle che ti si flashano in testa. La vista appannata e tutte quelle cose lì rientrano nel piano.
Dopo quasi un anno di astinenza da spiaggia, non posso farmi scappare una mattinata soleggiata ed un mare a pochi passi. È tutto pronto. La mia borsa simil-MaryPoppins è stata riempita solo delle cose fondamentali: Crema 50+ (il + è fondamentale per chi durante il resto dell’anno ha la carnagione da mozzarella di bufala), telo, ciabatte, pinza per i capelli, occhiali da sole, spazzola, specchio, libro e pareo-copriciccia.
Sbircio curiosa chi mi circonda, per scegliere bene dove mettere l’ombrellone. Troppo lì, vicino a quella tipa che sembra uscita da un calendario per camionisti? No, grazie. Vicino a quella che ha le ciccette solo perché gravida? Oppure mi sposto un po’ più in qua dove dorme quest’altra con le chiappe che le arrivano al mento? No grazie, piuttosto me ne torno a casa, amareggiata e sconfitta. Sventolo bandiera bianca.
Ma dove sono finite le natiche cellulitose, le maniglie dell’amore e le caviglie grosse?
Scelgo la signora incinta, almeno tra balenottere ci si intende.
Mi svesto in preda all’ansia e mi metto subito a sedere. Ma stare troppo tempo nella stessa posizione non va bene, perché poi quando ti alzi c’hai il culo rosso. Allora mi metto a pancia sotto, ma poi così metto in mostra qualcosa di cui non vado proprio fiera.
Allora decido di buttarmi in acqua, ma ecco che penso che ancora non sono trascorse le 3 ore intere da quando ho fatto colazione. Così torno sotto l’ombrellone e cerco di trovare la posizione adatta per leggere senza che mi si formino strani segni sul sedere, rileggo dieci volte lo stesso rigo perché il marito della gravida decide che è il momento di ascoltare musica house.
Disperata, chiudo il libro che a quanto pare ho portato inutilmente e mi impongo di sfidare la sorte e di fare il bagno dopo sole 2 ore e mezza dal caffelatte preso stamattina.
Arrivo sul bagnasciuga e finalmente i miei piedi toccano l’acqua. Non mi aspettavo fosse così fredda.
PANICO.
La pelle d’oca si diffonde a velocità supersonica fino all’attaccatura dei capelli. Saltello all’indietro come se mi avesse toccata una medusa. Non resisto: torno immediatamente sotto l’ombrellone.

È a questo punto che vengo colta dalla folgorazione, una freccia in piena fronte! La verità è sempre stata davanti ai miei occhi, ma la vedo chiaramente solo adesso!
Noi (parlo di quelli come me) non siamo i tipi di persone che vivono la vita a un quarto di miglio alla volta. Anzi, si può dire che non la viviamo affatto! Siamo chiusi dentro uno specchio, è come se la nostra vita fosse solo il riflesso di quello che potrebbe realmente essere. Con l’autostima sotto i piedi, ogni giorno bruciamo un po’ dei nostri sogni, li spezziamo prima ancora di vederli sbocciare.
PAURA è la parola che accompagna i nostri passi. Paura di sbagliare, paura di un giudizio negativo, paura di deludere chi si ama. Siamo dei fifoni senza ritegno.
Ma la diretta conseguenza di tutto questo è che finiamo col deludere noi stessi, rendendoci insoddisfatti e tramortiti.
Quindi la domanda da farci è: NE VALE LA PENA?
Vale la pena entrare in acqua bagnando un millimetro alla volta? Non sarebbe meglio imparare a tuffarci nel mare della vita?

Individuate la vostra boa e nuotatele incontro, perché lei non si muoverà!

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