preloder

PER DIECI MINUTI di Chiara Gamberale

Ci avete mai pensato a quante volte al giorno diciamo “dieci minuti”?

Ancora altri dieci minuti e mi alzo!
Dieci minuti e sono pronta!
Hai dieci minuti? Devo parlarti.
Gioco altri dieci minuti e poi vado a studiare, promesso.
Guarda questo video, sono solo dieci minuti.
Apparecchia la tavola che tra dieci minuti è pronta la cena.
Solo dieci minuti di film e poi fila a letto!

Solo dieci minuti. Come se dieci minuti non fossero niente, come se dieci minuti passassero in un lampo, come se dieci minuti fossero talmente insignificanti da non avere alcun peso. In fondo, cosa sono dieci minuti in confronto a mezz’ora, un’ora, tre ore? Probabilmente niente per cui valga la pena perdere neppure dieci minuti.
Eppure è tutta qui la questione.
Un giorno è fatto di tanti dieci minuti, 144 per l’esattezza. 144 dieci minuti fanno un giorno intero. E quindi cosa può succedere se ce ne prendiamo uno solo di questi 144 e lo usiamo per fare qualcosa che non abbiamo mai fatto prima?
Oh, succede che succede, succede che si cambia, o succede che si resta gli stessi ma si cambia la visione di sé stessi e della propria vita.

***

«Le va di fare un gioco?»
«…»
«Per un mese, a partire da subito, per dieci minuti al giorno, faccia una cosa che non ha mai fatto»
«Cioè?»
«Una cosa qualunque. Basta che non l’abbia mai fatta in trentacinque anni.»
«Quasi trentasei.»
«Quasi trentasei. Una cosa qualunque. Nuova.»
«Per un mese.»
«Sì.»
«Per dieci minuti»
«Per dieci minuti»
«Ma…è sicura che funzioni?»
«Dipende da lei. I giochi sono per persone serie…»

Lei è Chiara, trentacinque anni, quasi trentasei. Professione scrittrice, cura una rubrica tutta sua. O meglio, curava una rubrica tutta sua fin quando non è stata licenziata per fare spazio alla vincitrice morale del Grande Fratello.
Vive a tre pomodori di distanza dai suoi genitori, a Vicarello, nella casa della sua infanzia, che le mette serenità e soprattutto tanta sicurezza. O meglio, viveva a tre pomodori di distanza dai suoi genitori, perché da quando è marcito l’impianto elettrico e la casa ha preteso una ristrutturazione completa, si è trasferita con Suo Marito a Roma.
Suo Marito, di cui si è innamorata l’ultimo anno di liceo. Suo Marito, che ha sposato da dieci anni. Suo Marito, che nemmeno tre mesi dopo il trasloco è partito per un Master a Dublino. Suo Marito, che quando era il momento di ripartire, ha chiamato dicendo che sarebbe rimasto lì con un’irlandese brava a fare i pancakes.
Mentre lei, Chiara, i pancakes non li sa proprio fare.
Ma si può mai lasciare qualcuno perché non ama cucinare?

Ma Chiara è così, Chiara non ha figli, Chiara non cucina, Chiara ha vissuto una vita intera in campagna e non ha mai piantato qualcosa. Chiara scrive, Chiara non vede cosa la circonda, non chiede a sua madre come sta e cosa pensa, Chiara non legge Harry Potter, non va su YouPorn, e preferisce passare il Natale in paesi esotici.
Poi fa un gioco, quello dei dieci minuti.
E di punto in bianco si mette lo smalto fucsia, va in giro vestita da Babbo Natale, semina lattuga e peperoncino, fa il tiramisù, saltella nuda su un palcoscenico e passa il 25 dicembre con 89 persone strizzate nel suo salotto.

«Da quando la mia vita è vuota, non mi ero accorta che fosse così piena»

Piena, piena di Gianpiero, il suo amico bancario che nasconde un animo da diva e che chiama tutto al femminile. Così lui stesso diventa Zia PieraTuo Marito diventa Tua Maritai pancakesdiventano le pancakes.
Piena 
di Ato, il figlio mancato che ha diciotto anni e viene dall’Eritrea, che passa i fine settimana a casa sua, con cui guarda The Vampire Diaries e fa volare lanterne cinesi.
Piena di Giada, Annalisa, Rodrigo, Errico, Claudia, piena di persone che c’erano già anche prima.

«Non ho più un amore. Non ho più una casa che sento davvero mia, non ho più un lavoro che mi piaceva. Non ho un perno, ecco. Ma la vita che gira attorno a questo perno che non c’è, forse, non è poi così male»

***

Un diario intimo che ci accompagna nel delicato viaggio di elaborazione del dolore, attraverso la scoperta e la riscoperta del mondo che ci circonda, delle persone che ci sono accanto e soprattutto di noi stessi. Tutto questo, nello stile unico e inconfondibile di Chiara Gamberale, semplice, diretto, giovanile, ironico, che come sempre riesce a trattare con leggerezza e profondità anche temi piuttosto spinosi.

«Non gli rispondo al telefono da quattro giorni.»
«Perché?»
«Perché deve decidere. O dentro o fuori. Se resta sulla porta mi blocca il traffico.»
«Bella questa.»
«Non è mia, è della Matta del quartiere.»
«Andiamo bene.»

Ricco di spunti di riflessione mai banali, non solo consiglio vivamente di leggere questo romanzo, ma soprattutto di fare – seriamente – l’esperimento terapeutico dei dieci minuti (non fate quella faccia, abbiamo tutti bisogno di terapia).
Chissà cosa ne verrebbe fuori…

Potrebbero interessarti

SESSO, BUGIE E WHATSAPP di Riccardo Iannacone

  Quando mi è stato chiesto di leggere e recensire questo libro, devo ammettere che avevo in mente tutt’altro. Ho fatto radio per diversi anni, l’emozione della diretta mi ribolle ancora nello stomaco, per cui mi sono tuffata con entusiasmo tra le righe di un...

leggi tutto

COME IL SOLE DI MEZZANOTTE di Liliana Onori

  TRAMA: L'amore che si scopre, che è linfa, che riesce a illuminare come un sole a mezzanotte. È quello che vivono Anna e Julian, certi che il loro sentimento possa superare qualsiasi differenza e vincere su ogni forma d'odio. Ma non nell'Irlanda di fine...

leggi tutto

SHATTER ME di Tahereh Mafi

  TRAMA: 264 giorni chiusa in una cella, senza contatti con il mondo, perché Juliette ha un potere terribile: se tocca una persona può ucciderla. A tenerla prigioniera è la Restaurazione, un gruppo militare che intende usarla come arma. Scappare è impensabile,...

leggi tutto