preloder

Schhhhhh-oooh

Ti alzi già stanca con i capelli che sembrano fieno per cavalli e le occhiaie viola come le melanzane che hai fatto bruciare perché ci hai messo troppo a cambiare un pannolino. Inizi a lavarti, ma come sempre hai dimenticato l’asciugamani pulito, così gocciolando mezza nuda arrivi al cassetto e non ne trovi nessuno. Già! Hai scordato di toglierli dallo stenditoio! Imprechi in una lingua che ancora non è stata codificata, l’esserino urlante ti trapana il cervello e non trovi lo stenditoio che hai alla tua destra e che è più alto di te. Finalmente ti lavi per metà, la restante parte la concluderai nell’arco di tutta la mattinata, adesso non c’è tempo, ma tanto sai che a ora di pranzo dovresti ricominciare tutto daccapo perché la scia che lascerai non sarà proprio Chanel n.5…
Tuo figlio continua a piangere e non sono neppure le otto di mattina. Anche oggi si è svegliato prima di ieri.
Lo culli. Urla. Gli canti una canzoncina. Urla. Attacchi il carillon. Urla. Lo prendi in braccio. Urla. Lo metti nel box. Urla. Lo riprendi in braccio. Va meglio. Oscilla e dondola, oscilla e dondola, oscilla e dondola, non perdere il ritmo che poi è la fine, oscilla e dondola, aggiungici uno schhhhhh-oooh-schhhhhh-oooh. Sta per chiudere gli occhi. Eccolo che si addorm…niente…si scuote e sgrana gli occhi manco a dire “Oh, no! Perdo la metro!”
Ricominci tutto daccapo. Schhhhhh-oooh ma stavolta ci aggiungi anche un ntzu-ntzu-schhhhhh-oooh-ntzu-ntzu oscilla dondola, oscilla dondola. Senti la vena sulla fronte che si gonfia al suon di schhhhhh-oooh.
Ma finalmente tiri un sospiro di sollievo quando vedi gli occhietti che si chiudono, stavolta sul serio. Continui senza che l’emozione ti faccia perdere il ritmo. Non ti sembra vero. Manco stessi maneggiando un foglio di vetro, lo poggi nel passeggino abbassando gradualmente il volume dello schhhhhh-oooh-ntzu-ntzu e la prima cosa che fai è correre a fare la pipì perché non sai quando ti ricapiterà l’occasione. Rimani a piedi scalzi anche a dieci gradi sotto zero per muoverti più facilmente con passo felino. Anche un solo scricchiolìo ti immobilizza, le pulsazioni schizzano alle stelle e nel cervello ti parte la musica di Shining.
Tuo figlio ricarica le batterie in quindici minuti di sonno che non ti sono serviti neppure a raccogliere tutti i panni sporchi sparsi per casa. Intanto devi ancora fare la lavatrice, trovare il tempo di stenderla prima che ammuffisca tutto, svuotare la lavastoviglie, mettere a cucinare la pappa, rifare il letto, passare la scopa elettrica, cercare di dare un discreto ordine alle cose fuori posto, cambiare pannolini e lavare sederini maleodoranti, nutrire tuo figlio cercando di parare alla Buffon i colpi di pappa sputati…poi arrivi alle tre del pomeriggio e ti accorgi di non aver mangiato.
Ti fai due conti. 365 diviso 24 meno la radice quadrata di 60 più integrale di 29 bisestile xyz…non c’è tempo. Cucinare per te significherebbe mandare a monte tutti i piani della giornata, che poi farebbero slittare quelli della settimana e boom! Vita in delirio!
Quindi ti fai un sandwich con la nutella, ci butti dentro due cereali ai frutti rossi, le scarole del giorno prima e una fetta di cotechino avanzata dalla vigilia di Capodanno. Più o meno c’è tutto: proteine animali, vegetali, carboidrati, vitamine, olio di palma tutto ben bilanciato.
Lo strafoghi in un solo boccone come farebbe un Velociraptor perché prima che si svegli la creatura devi correre ai ripari e recuperare le faccende che ti sei persa per la strada, iniziare a preparare l’altra pappa e la cena per un marito amorevole ma affamato…e quindi lava, bolli, strizza, passa, schizza e vola.
E siamo solo a metà giornata!
No. Non mi sto lamentando. Sono solo una normalissima mamma imperfetta e disorganizzata che ha ancora tanto da imparare. Ma cresceremo insieme, vedrai piccola mia. Sono solo 9 mesi che mi hai assunta, 9 mesi di gavetta, pianti, risate e attacchi di panico. Ma anche 9 mesi di amore immenso che mai e poi mai cambierei con nulla al mondo.
Ti amo.

La tua mamma

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