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SEMPRE D’AMORE SI TRATTA di Susanna Casciani

TRAMA:
Bisogna prendersi cura dei doni come se fossero piccoli fiori selvatici: sbocciano senza il nostro aiuto, ma dobbiamo fare attenzione a non calpestarli, a non maltrattarli.
E la piccola Livia di doni ne ha eccome. Come si fa a non accorgersene? Lei è una che quando si muove assomiglia a una nuvola trascinata dal vento, capace di rendere più colorato tutto quello che tocca. È timidissima, parla poco, però sorride a tutti. E poi ama scrivere, perché farlo la fa sentire diversa, nel senso di speciale, come se nelle sue vene al posto del sangue scorressero le parole. È un cuore puro il suo, e fragile, e per questo avrebbe bisogno di essere accudito e protetto. Però si sa, le stelle, le stesse alle quali Livia bambina si rivolge sommessamente tutte le sere, seduta sul terrazzo di casa, molto spesso si fanno gli affari loro e non sempre hanno voglia di guardare giù, di ascoltarci.
Infatti, a un certo punto, nella vita di Livia accade qualcosa che le inceppa il cuore. Coll’aggravarsi della depressione della madre, tutto per lei diventa faticoso, difficile. Ragazzina sognatrice e poi giovane donna, Livia cerca comunque di spiccare il volo ma, quasi fosse una farfalla con un’ala di seta e una di piombo, non fa che sbattere da tutte le parti rovinando puntualmente al suolo. Così, caduta dopo caduta, sfinita da un amore – quello per la mamma malata – che si ciba della parte migliore di lei, inizia a non fare più caso alle piccole magie che accadono ogni giorno e finisce per rassegnarsi a lasciare andare tutti i suoi sogni. Quel che non sa è che l’amore è più potente di qualsiasi delusione e sa farsi largo anche tra le macerie di una vita che odora di terra bruciata come la sua…

***

Voi quanti tipi di amore conoscete?

Ecco, dimenticate per un attimo tutti quelli che vi sono venuti in mente e conservate l’unico a cui ogni giorno dovremmo pensare e che puntualmente finiamo per accantonare: l’amore per noi stessi.
Che male c’è ad amarsi e sentirsi amati? Non dovrebbe essere forse questa la vera, unica, massima aspirazione nella vita? E allora perché spesso ce ne dimentichiamo?
Sempre d’amore si tratta” non è una semplice storia di chi cerca l’amore, non è solo la storia di Livia vista attraverso gli occhi di chi l’ha incontrata, amata e perduta. Questa è la storia di tutti quelli che vivono le loro fragilità, insicurezze, paure e tentano di mascherarle oppure no. È la storia di chi non molla, oppure sì.

È la storia di una bambina, di una figlia, che guarda la sua mamma spegnersi ogni giorno schiacciata dal peso della depressione. All’inizio Livia ha la sua fantasia, i suoi sogni, a farle compagnia. Ha tanto amore da dare, alla sua mamma, al suo papà, alla nonna e agli amici. Ma tutto questo non può durare a lungo, non può fare tutto da sola, non lei che è solo una bambina.

Piango perché non so se dentro di me ci sarà spazio per una persona che non sia la mia mamma. Lei si prende tutto, tutto quello che ho. Piango perché mi vorrei innamorare, ma ho paura di non esserne capace. Ho paura di doverle dare tutto l’amore che ho da parte. Piango perché non sono sicura che le basterà.

Così pian piano, senza sapere né come né quando, anche lei svanisce nel grande buio, insieme ai suoi racconti, ai suoi sogni e al suo amore. Quel cuore che prima era così gonfio e pronto ad esploderle nel petto, lentamente prende un’andatura lenta e costante. Le emozioni le si riflettono addosso senza penetrarla.
Non è più capace di amare, ma solo perché non è più capace di farsi amare.
Livia diventa come sua madre, priva di sogni, abbandonata alle sue tristezze, rassegnata a giorni senza profumi e ad una vita in bianco e nero.

Non so quando è iniziato tutto, ma so esattamente che adesso è tutto finito.
Livia. Non troverai un biglietto di scuse perché di scuse, in effetti, non ne ho. Forse non volevo nemmeno morire. Forse ho esagerato con le pasticche, ma come si torna indietro? Al mio primo bacio, alla prima volta in cui ho detto una parolaccia ad alta voce, alla mia prima lettera d’amore, alla prima torta che ho preparato, alla prima volta che ti ho visto, alla prima bugia che ho detto senza sentirmi in colpa, alla prima volta che ho visto il mare, alla prima volta in cui ho provato il rossetto di tua nonna, alla prima volta in cui mi sono sentita invincibile?
Se sapessi dove va a finire lo stupore, se sapessi dove vanno a finire i sogni, giuro che ci andrei. Andrei a riprendermeli e tornerei da te.

Livia c’è, fisicamente. Va a lavoro, mangia, dorme, si veste e si sdraia sul divano. Eppure mentalmente è assente, come quelle stelle in cielo che sanno solo brillare, ma alla fine se ne fregano dei tuoi desideri.
Neppure la maternità le restituisce quella scintilla che basterebbe a riaccendere la luce nel buio, a scioglierle il cuore ibernato da tempo, e la piccola Camilla lo sente, sente che la sua mamma non è più capace di amare, ma fa di tutto per lasciarsi guardare.

Per scuotere un cuore che ha sofferto ci vuole il doppio dell’amore che ha perso.

E così, appena concluso “Sempre d’amore si tratta”, ho avuto la strana sensazione di non essere stata io a leggere lui, ma di essere stata totalmente messa a nudo e letta da questo libro.
Come quelle pellicole in bianco e nero proiettate su una parete, la storia scorre via veloce attraverso gli occhi e le parole di chi incrocia il cammino di Livia. Ne impariamo a conoscere la vita, i pensieri, le emozioni nonostante la sua voce si senta solo a fine libro.
Potente, profondo, toccante, dolce e commovente, questo romanzo dovrebbe essere su ogni comodino di ogni casa di ogni città di ogni Paese del mondo, per essere aperto e riletto tutte le volte in cui perdiamo la nostra stella nel buio.
Chi non si riconosce almeno in parte in Livia? Le parole di Susanna Casciani toccano ognuno di noi, magari c’è chi viene solo sfiorato, chi invece ne viene schiaffeggiato e addirittura c’è chi come me ne viene pestato.
Anche io alle volte affondo i miei polmoni nell’aria e non riesco a trovare l’ossigeno che mi serve, anche io ho le mie tristezze, le vivo ogni giorno, in questa casa da cui non si vede il cielo…proprio io che amo perdermi tra le stelle.
Eppure alle volte mi fanno compagnia, le mie tristezze. Quando sono sola, quando sono stanca, quando sento di non farcela, quando mi dicono “Non hai motivo di stare così”, quando metto su un sorriso di circostanza o quando sono felice per davvero. Loro sono sempre lì. Le mie dolci, tenere, amorevoli tristezze. Cosa farei se non ci fossero? Con chi intavolerei le mie discussioni mentali? Forse a quel punto dovrei tornare ad uscire, socializzare, guardare di nuovo il cielo…ma non credo di esserne pronta.
Ecco, come anche io capisco Livia.

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