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SESSO, BUGIE E WHATSAPP di Riccardo Iannacone

Quando mi è stato chiesto di leggere e recensire questo libro, devo ammettere che avevo in mente tutt’altro. Ho fatto radio per diversi anni, l’emozione della diretta mi ribolle ancora nello stomaco, per cui mi sono tuffata con entusiasmo tra le righe di un romanzo che aveva come protagonista proprio un giovane speaker. Quale occasione migliore per rivivere quei bellissimi ricordi? Come succede spesso, per non farmi influenzare dai pareri altrui, non ho voluto leggere altre recensioni, mi è bastata la trama per farmi accantonare altre letture ed immergermi totalmente in questa.
Ebbene, avete presente lo yoyo? Quella forma di trottola che va su e giù, poi di nuovo su e ancora giù ed il suo andirivieni costante è dettato unicamente dalla volontà di una mano che ne decide il destino? Ecco, vi presento Roberto Raggi, un uomo-yoyo.
Il ragazzo non è nato così, ci ha messo anni e fatica per diventare un perfetto insicuro burattino nelle mani di un’altrettanto insicura ragazzina che gioca a fare la dominatrice. Il problema è che quando si gioca, alle volte, si rischia di farsi molto male.
Ma andiamo con ordine.

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TRAMA: Roberto Raggi è un trentenne romano che lavora nel marketing, ed è uno speaker radiofonico. Ha saputo ricostruirsi da zero, dopo essere stato lasciato dalla sua fidanzata storica, con cui aveva vissuto una relazione di dieci anni. Un giorno però Giorgia Basso, ragazza romana di ventitré anni, molto spigliata e decisa, entra nella sua vita, sconvolgendola per sempre. I due cominciano una relazione travagliata. Le litigate, le bugie e i trascorsi ambigui di Giorgia minano il loro rapporto fatto di paure inconfessabili.

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Roberto è un ragazzo dalle ferite appena rimarginate, talmente fresche che alle volte bruciano ancora nel profondo attraverso flash che riaffiorano senza preavviso. Dopo la rottura con Beatrice, la donna con cui credeva sarebbe invecchiato, e la dolorosa perdita del suo amico d’infanzia Vincenzo, non è stato facile rialzarsi e rimettere in piedi una vita intera. Roberto barcolla ancora, ma a sostenerlo ci sono tanti amici che non gli fanno mancare il loro affetto, ma soprattutto il suo lavoro a Radio 300 che lo spinge ad osare, sbagliare e vincere pure nella sconfitta.
Ma mente e corpo di Roberto vengono presto – letteralmente – sconvolti da un incontro. Lei è Giorgia, un’avvenente ventitreenne che sa come attirare la sua preda. Il nostro malcapitato Roberto ne viene attratto dal punto di vista fisico ed intellettuale, perché Giorgia ci sa fare con la comunicazione, sia verbale che non.

 

Mi stimolava Giorgia, la sua sicurezza; eppure qualcosa non quadrava. Era dominio mentale sul prossimo.

 

Giorgia sa chiaramente cosa vuole, e non importa chi o cosa deve calpestare per ottenerla. La Tigre, come la chiama Roberto, è una personalità contorta e problematica, bipolare ai massimi livelli. Alterna momenti di dolcezza ad improvvisi attacchi di ira e cattiveria gratuita verso chiunque le capiti sotto tiro.

Sa di essere desiderabile e sfrutta con tutti, non solo con Roberto, le sue doti da gattina in calore per raggiungere l’obiettivo. Insomma, una tipa poco raccomandabile.

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Il rapporto diventa quasi subito malato, dove però la malattia sottintesa non è la perversione. Certo, la perversione c’è e anche tanta – ma proprio tanta, del tipo che in confronto Cinquanta sfumature è un libro per bambini – ma è l’insieme di paure, ossessioni e gelosie a rendere il tutto davvero patologico.
Roberto diventa schiavo di una ragazza che vuole creare il vuoto intorno a lui, lo avvicina e lo allontana proprio come se si trattasse di uno yoyo, non di una persona.
Lo tiene in pugno attraverso giochi di seduzione, sesso e gelosie.

 

«Io gioco con voi uomini. Siete stupidi. Identici. E così prevedibili. Volete la figa, morireste per la figa. Quindi vi do il profumo, l’illusione e il contentino. Alcuni, pochi, meritano di sedersi al tavolo da gioco, meritano il premio, poiché si distinguono dalle capre. Gli altri sono insetti, da schiacciare. Per vendicare: bambine, ragazze, donne, che dalle medie, passando per licei e università vengono messe dentro a classifiche di gradimento per beoti in fasce. Ripeto: gli uomini sono banali, stupidi. Prendono le decisioni unicamente con il cazzo. Vanno puniti. Bisogna sfruttare questa debolezza. Rivoltarla a mio vantaggio, a nostro vantaggio. Sarei una stupida se non lo facessi. Mi vergognerei, guardandomi allo specchio».

 

Da questo monologo di Giorgia, si intuisce tutto il disprezzo che prova per il genere maschile, specialmente per quelli che la bullizzavano al liceo chiamandola racchia e brutta. Ecco perché non mi sento di odiare totalmente la figura di questa ragazza. È sicuramente un tipo da evitare, ma dietro di lei c’è una insicurezza disarmante che le fa riversare tutte le fragilità su chi le sta accanto, con l’unico obiettivo di rafforzarsi.
Insomma, una vittima che diventa carnefice, mettiamola così.
Per una mente fragile come quella di Mr. Raggi, è impossibile non cadere in una ragnatela così ben costruita, ed ecco che tutto comincia pian piano a venir giù come tanti castelli di carte: i guadagni, il lavoro. Pian piano intorno a Roberto si iniziano a sgretolare le certezze che lo hanno tenuto in piedi fino ad allora. È così che si arriva ad un punto di non ritorno: Roberto ha una dipendenza e Giorgia è la sua eroina.
A parlare così, sembrerebbe quasi che la figura di Roberto passi in secondo piano nonostante sia lui il protagonista, ed in un certo senso è come se accadesse proprio questo: il romanzo vede sì come protagonista Roberto, ma in realtà lui altri non è che un satellite che ruota intorno al suo Sole.
Nei tanti momenti di allontanamento e riavvicinamento i Social diventano il mezzo attraverso cui controllare la ragazza: gli spostamenti, le conversazioni, le relazioni e persino gli ultimi accessi. Roberto si allontana così dalla realtà, postando egli stesso alterazioni della vita vera pur di lasciare il messaggio di una serenità che non c’è.

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Ho dovuto far passare qualche giorno prima di scrivere questa recensione, era tutto un po’ confuso nella mia testa e devo riconoscere di aver fatto bene. Recensendo Sesso, bugie e WhatsApp a caldo, avrei rischiato di soffermarmi semplicemente sulla perversione estrema. Apparentemente può sembrare una storia priva di un reale contenuto eccetto una storia d’amore travagliata, ma in realtà in questo libro c’è molto di più.
I temi trattati sono spunti di tantissime riflessioni (avrei voluto farne molte altre ma sarebbe venuto fuori un trattato, non una recensione), i personaggi ben descritti sia nei tratti fisici che caratteriali. La scrittura di Riccardo Iannacone è fluida, chiara e senza fronzoli, eppure allo stesso tempo intelligente e ricercata, ricca di citazioni che spaziano da James McTeigue ad Omer Simpson, passando per Shakespeare e Armstrong.
Le descrizioni dei luoghi fanno venir voglia di prendere il primo treno diretto a Roma ed incamminarsi in ogni strada percorsa dal protagonista, evidentemente innamorato della sua città. Per i miei gusti personali, ho trovato le scene di sesso un po’ troppo spinte e dettagliate, talvolta eccessive (troppi ca**o e f**a per i miei gusti), ma se ben preparati tutti possono affrontare la lettura senza troppi traumi.
Consiglio questo libro a chi vuole cimentarsi in una lettura diversa dal solito eppure attualissima, ma soprattutto a chi ama psicanalizzare le persone: qui c’è pane per i vostri denti!

 

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