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SHATTER ME di Tahereh Mafi

TRAMA: 264 giorni chiusa in una cella, senza contatti con il mondo, perché Juliette ha un potere terribile: se tocca una persona può ucciderla. A tenerla prigioniera è la Restaurazione, un gruppo militare che intende usarla come arma. Scappare è impensabile, finché nella cella di Juliette entra Adam, un soldato semplice che scopre di essere immune al suo tocco. Il loro incontro è la scintilla che accende una speranza, la chiave che potrebbe aprire mille porte. Perché la vita li chiama, oltre i muri della prigione.

 

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RECENSIONE In genere quando chiudo un libro so perfettamente cosa provo. So se mi è piaciuto o meno, se mi ha annoiato o mi ha tenuta incollata alle pagine, se mi incuriosisce leggerne il seguito o è stato bello finché è durato, ma no grazie.
Per Shatter me invece non ho proprio le idee chiarissime. A tratti l’ho trovato avvincente e divoravo pagine su pagine, a tratti invece l’ho trovato un po’ ripetitivo e talvolta inconcludente. Ma nel complesso è un libro che attrae, risucchia e ammalia.

 

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Partiamo dall’ambientazione, ci troviamo in un futuro probabilistico, in un mondo devastato dove gli uccelli non volano più, non c’è più il verde della natura e l’azzurro del cielo, ma solo grigio ovunque. La superficie abitabile della terra è stata divisa in 3333 settori controllati dalla Restaurazione che mira ad imporsi come forma di governo. Controlla la popolazione distruggendo tutto, a partire dai libri e dai reperti storici per arrivare a chiunque tenti di ribellarsi.

Più che la storia di per sé (Juliette ci ricorda chiaramente Rogue degli X-Men) il punto di forza di questo romanzo è senza dubbio lo stile narrativo capace di far immergere completamente il lettore nella mente segnata della protagonista, non solo attraverso l’utilizzo della prima persona, ma principalmente per l’uso di metafore, parole ripetute ed espressioni sbarrate.

«Scusa se sono stato uno stronzo» sussurra alla parete. Non mi tocca, e ne sono delusa lieta. Vorrei che lo facesse. Meglio che non lo faccia. Meglio che nessuno mi tocchi.  

 

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La scrittrice trasforma ogni descrizione in pura poesia senza appesantire la narrazione, un talento capace di ribaltare le sorti di un romanzo, soprattutto se la storia non è poi particolarmente ricca come potrebbe sembrare.

«Le gocce di pioggia sono le uniche a ricordarmi che le nuvole hanno un cuore che batte. E che ne ho uno anch’io. Le gocce di pioggia non smettono mai di stupirmi. Mi stupisce il modo ostinato che hanno di cadere e inciampare l’una sull’altra, di spezzarsi le gambe e precipitare senza paracadute dal cielo per andare incontro a una fine incerta, senza curarsi che esplodano nell’impatto col suolo, che vadano in frantumi sul selciato, che le persone maledicano tutti i giorni in cui la pioggia osa bussare alla loro porta. Sono una goccia di pioggia.»

Juliette è vissuta 264 giorni rinchiusa in una cella, sola con i suoi pensieri, un taccuino ed una penna. Una prova di resistenza durissima per una diciassettenne che ha trascorso l’esistenza additata come mostro, emarginata anche dai suoi stessi genitori.
Non ricorda quasi più com’era la vita prima, prima della penuria di cibo, prima della Restaurazione, prima delle rivolte. Ha solo una piccola finestra a ricordarle di essere viva, è stata trascinata via da casa per passare da un ospedale psichiatrico ad un centro di detenzione giovanile, sopportando elettroshock e cure che non sono servite a niente. Perché lei era un mostro e se ne stava convincendo.
Juliette non è solo capace di uccidere con un semplice tocco, lei uccide provocando dolori atroci, risucchiando l’energia vitale di chiunque le sfiori la pelle. Come è successo quando ha ucciso un innocente, senza volerlo, senza neppure sapere che lo stava facendo davvero. È per questo che sente di meritare di finire i suoi giorni così, senza neppure il ricordo del calore di un abbraccio. Al mondo non dovrebbero esistere persone mostri come lei.

Quando le persone mi toccano, però, accadono delle cose. Cose strane. Cose brutte. Che hanno a che fare con la morte. Non ricordo il calore di un abbraccio.

Come si fa a non restare colpiti dalla figura di questa ragazza che sente di avere paura di se stessa? La fobia del tocco, di un minimo contatto umano l’hanno segnata a vita. I suoi pensieri bui e talvolta deliranti e disconnessi toccano le nostre corde più profonde e non possono lasciarci indifferenti. 

 

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Come non ci lascia indifferenti l’arrivo di un compagno di cella, Adam, Adam dagli occhi blu come il cielo di mezzanotte, gli stessi occhi che le ricordano qualcuno. Adam che sul petto ha tatuato l’uccello bianco con una corona di striature dorate che lei vede volare in sogno. Finalmente qualcuno con cui Juliette può tornare a parlare. Ma Adam è anche qualcuno che può farle rinascere la speranza di una vita diversa da come se l’era immaginata, qualcuno che può toccarla senza restarne ucciso, qualcuno per cui vale la pena non lasciarsi morire.
Non amo particolarmente la figura di questo ragazzo, troppo perfetto per essere reale, persino in un libro come questo. Personalmente preferisco gli eroi tenebrosi e con la faccia da prendere a schiaffi piuttosto che il diciassettenne bellissimo che si dichiara subito innamorato e pronto a dare la vita per amore. Ma questi sono solo i gusti di una ex-adolescente…

Con l’avanzare delle pagine, la storia si catapulterà in un ambiente totalmente differente: se prima avevamo una cella buia e sudicia, successivamente la nostra protagonista verrà portata nel lussuoso palazzo di Warner, bello e psicopatico cattivo a capo della Restaurazione. Warner è affascinato dalla maledizione dal dono di Juliette e cercherà in tutti i modi di trasformarla in una vera e propria arma per combattere i ribelli. 

 

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Se si guarda all’insieme, il libro è molto bello e ben scritto. La storia di per sé un po’ povera, ma ben strutturata per cui vale la pena leggerlo. Lo consiglio in particolare alle ragazze under-25 con una predilezione per i romanzi rosa e suggerisco di acquistare il volume con la trilogia completa (non lasciatevi spaventare dalle 903 pagine). Al contrario, lo sconsiglio se non amate il romanticismo a tratti eccessivo con adolescenti che hanno sulle spalle il destino del mondo. 

 

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